«È cambiato/a » È una delle frasi che ascolto più spesso in terapia di coppia.
E se, nella maggior parte dei casi, non fosse davvero così?
Le persone cambiano, certo. Ma molto meno di quanto crediamo.
Più spesso accade un'altra cosa: con il tempo smettiamo di immaginare l'altro/a "a propria immagine e somiglianza" e iniziamo a conoscerlo davvero.
All'inizio di una relazione vediamo soprattutto la copertina del libro. Il resto della storia, senza accorgercene, la scriviamo noi. E la scriviamo utilizzando l'unica cosa che pensiamo di conoscere veramente: noi stessi.
Per questo tendiamo spontaneamente a immaginare il partner più simile a noi di quanto sia in realtà.
È un po' come sapere che sulla Terra vivono otto miliardi di persone, ma ignorare che esistano lingue diverse dall’italiano. Penseremmo inevitabilmente che tutti parlino italiano, o — per dirla in modo un po’ più ironico — che tutti mangino spaghetti e pizza. Non perché sia vero, ma perché la nostra mente può immaginare ciò che non conosce soltanto attraverso ciò che già conosce.
Così accade anche nell'"amore".
All'inizio non ci innamoriamo soltanto della persona reale. Ci innamoriamo della persona che la nostra mente ha iniziato a costruire, e quella costruzione è inevitabilmente colorata dal nostro modo di essere, di amare, di pensare e di sentire... la nostra ontologia esistenziale
Poi arriva la convivenza.
La fotografia lentamente va a fuoco. La mappa incontra il territorio. E il libro, finalmente, viene letto pagina dopo pagina.
È allora che scopriamo aspetti dell'altro che erano sempre esistiti, ma che semplicemente non avevamo ancora visto.
Molto spesso non è il partner ad essere cambiato. È cambiata la nostra rappresentazione del partner.
E quando ci accorgiamo che è molto diverso da come lo avevamo immaginato, iniziano le incomprensioni, le delusioni e, talvolta, i conflitti.
Forse ci innamoriamo perché all'inizio immaginiamo che l'altro ci permetta di diventare la persona che desideriamo essere: un compagno, un genitore, qualcuno che condivide un progetto di vita, qualcuno che ci aiuta a dare continuità al nostro modo di essere nel mondo. E lo stesso accade, reciprocamente, nell'altro.
Una coppia non è soltanto l'incontro tra due persone. È l'incontro tra due identità che cercano, reciprocamente, conferma, stabilità e continuità.
Ed è proprio per questo che alcune discussioni diventano così accese: non stanno combattendo due caratteri.
Stanno cercando di sopravvivere due modi diversi di essere nel mondo.
La domanda, allora, forse non è: «Sei cambiato».
La domanda è: «Ti avevo davvero conosciuto, oppure avevo conosciuto soprattutto l'immagine che la mia mente aveva costruito di te, per mantere la mia continuità identitaria?»
Maurizio Mazzani


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