Sono qui che cerco l'intento, eufemisticamente cerco qualcosa da completare, fare, consumare, percepire, ecc., non c'è consumismo che tenga... ce la metto tutta non perché voglio, ma perché è natura.
Voglio essere.
Vivo non per mia scelta ma per casualità.
Vado alla ricerca di chissà cosa, cerco il significato, pretestualmente il mio significato... il vivere è sempre vano... non trovo nulla.
La spinta al senso è implicita, forte, spasmodica, finché il significato "trovato" è illusorio, virtuale, consumistico, oscillante tra l'affermazione e la sua stessa negazione... un attimo poi fugge via, ma ricompare l'istante successivo, gli intervalli sono più o meno lunghi: questa è vita, questa è illusione.
La corsa all'essere in tal dimensione non ha via di scampo, è un vortice che porta al buio degli inferi, mentre la luce è in superficie, la vita è luce, il sentirla, il percepirla è il senso.
Il significato di sé é come la scia di una stella cadente che si spegne morendo!
Maurizio Mazzani
martedì 26 aprile 2016
domenica 24 aprile 2016
L'Occidente (14 luglio 2016)
Che fai... dormi, non vedi cosa accade, ci stanno pian piano massacrando!
Che fai... non ti accorgi che la loro disperazione li rende schiavi dell'odio da te indotto!
Che fai... volti le spalle facendo finta di non capire che la loro follia è un tuo prodotto!
Che fai... chiudi gli occhi di fronte ai popoli che hai soggiogato, sfruttato e annichilito da sempre al tuo volere!
Che fai.. continui imperterrito con la tua politica volta sempre e comunque al tuo profitto!
Che fai... annaspi democrazia con la presunzione del falso buonismo, schiacciando culture a destra e a manca!
Che fai... false promesse quando il tuo interesse è solo di controllo e di dominio!
Che fai... produci ricchezza per le tue genti lasciando disperazione, distruzione e povertà in nome della tua follia chiamata "consumismo"!
Che fai... non ti vergogni del tuo incessante egoismo che non ti permette di percepire oltre te stesso!
Che fai... ti sei così adombrato che la luce dell'intelligenza si è spenta sotto il peso della tua scarsa lungimiranza!
Perché non volgi il tuo sguardo oltre i tuoi taciti confini dettati dal tuo egoismo!
Che aspetti, dunque, a percepire intelligentemente l'altro equilibrando così la tua azione "devastatrice", volgendola ad un fine cooperativo, ove anche l'altro ne possa godere nella sua diversità!
Occidente che aspetti!
Mazzani Maurizio
Che fai... non ti accorgi che la loro disperazione li rende schiavi dell'odio da te indotto!
Che fai... volti le spalle facendo finta di non capire che la loro follia è un tuo prodotto!
Che fai... chiudi gli occhi di fronte ai popoli che hai soggiogato, sfruttato e annichilito da sempre al tuo volere!
Che fai.. continui imperterrito con la tua politica volta sempre e comunque al tuo profitto!
Che fai... annaspi democrazia con la presunzione del falso buonismo, schiacciando culture a destra e a manca!
Che fai... false promesse quando il tuo interesse è solo di controllo e di dominio!
Che fai... produci ricchezza per le tue genti lasciando disperazione, distruzione e povertà in nome della tua follia chiamata "consumismo"!
Che fai... non ti vergogni del tuo incessante egoismo che non ti permette di percepire oltre te stesso!
Che fai... ti sei così adombrato che la luce dell'intelligenza si è spenta sotto il peso della tua scarsa lungimiranza!
Perché non volgi il tuo sguardo oltre i tuoi taciti confini dettati dal tuo egoismo!
Che aspetti, dunque, a percepire intelligentemente l'altro equilibrando così la tua azione "devastatrice", volgendola ad un fine cooperativo, ove anche l'altro ne possa godere nella sua diversità!
Occidente che aspetti!
Mazzani Maurizio
Noi (7 aprile 2016)
Perché storpiamo il mondo;
perché, incuranti del nostro agire,
corrompiamo ogni esistenza;
perché ci crogioliamo nell'autoinganno;
perché avvolgiamo d'una nuvola di
falsità, di arrivismo, di competizione ogni nostro agire;
perché guardiamo l'altro con sospetto,
timore e irriverenza;
Perché non ci liberiamo della maschera
che ci rende schiavi dell'apparenza;
perché ci rifugiamo nella cultura
d'appartenenza cercando di livellare la diversità;
perché lottiamo la naturalezza del
"Nulla", echeggiando magnificenze prorompenti che idolatrano se
stessi;
perché indugiamo a prendere
consapevolezza della nostra natura;
perché resistiamo a noi stessi;
perché essere scevri d'amore.
Non allontaniamoci dalla vita.
Poniamo lo sguardo oltre il nostro
orizzonte... troveremo l'inaspettato, il non previsto: l'altro in noi stessi e
la libertà tacita alla vita!
Mazzani Maurizio
Il buio: ho perduto mia sorella (maggio 2016)
Il cielo si e' oscurato, le nuvole fanno fatica a dissolversi, il vento soffia come un uragano portando violentemente ogni cosa al suo interno. Non c'e' piu' nulla al suo posto, ogni cosa si e' capovolta a tal punto da perdere la sua identita'.
La trasfigurazione e' all'ordine del giorno, essa emerge netta come la follia, che con la sua forza devastante spersonalizza l'essere fino a farlo errare nei meandri dell'inverosimile.
Lei Ha ormai perso il senno.
La forza sublime dell'umano intelletto si e' imbrigliata, intrecciata e aggrovigliata da apparire come un cavallo pazzo, che scalcita a destra e a manca ferendo chiunque gli capiti a tiro.
Vuole la distruzione dell'amore... teme l'amore.
Vuole la distruzione dell'amore... teme l'amore.
Ormai il suo obiettivo e' diventare regina della follia, con il mondo formato solo da sudditi ad essa compiacenti.
La sua pseudo logica regna ormai sovrana sulla polvere.
L'orgoglio l'ha cosi' accecata da non permetterle piu' di percepire se stessa, la sua vera natura e' evaporata come gocce di acqua al sole. Non c'e' piu' nulla, gli altri sono negati all'insegna del mantenimento del folle odio per chiunque ostacoli l'"idea".
L'idea di essere Dio!
Mazzani Maurizio
La superficialità funzionale (27 settembre 2016)
Non posso non essermi
accorto che l'autoinganno, l'illusione, il non andare a fondo necessariamente
nella "verità", rappresenta, forse, la modalità più funzionale per
sopportare il paradosso di questa vita.
Un abbaglio continuo
deliziato anche dalla magia di una qualche religione completa sicuramente il
tutto. Non è importante che il Credo sia corrispondente o meno a verità,
l'importante che abbia sia la funzione rassicuratrice e sia quella principale
di contribuire a dare senso e significato alla vita.
Autonganno, illusione,
superficialità Credo siano gli ingredienti di una vita vissuta
sicuramente più in superficie, ma altrettanto sicuramente meno caratterizzata
da tormenti esistenzialistici, che danno il gusto della conoscenza, ma hanno il
rovescio di metterci di fronte alla cruda realtà del nulla!
Mazzani Maurizio
IL dolore (07 novembre 2016)
Introduzione:
L’assenza è dolore sia a livello organico sia psichico.
Il percorso evolutivo, che ha condotto all’astrazione di
processi concreti, ha prodotto, attraverso il simbolismo linguistico, la
consapevolezza che è rappresentazione, coerenza e senso di sé.
Tale organizzazione di significato personale può, talvolta,
per via di ripetute perturbazioni ambientali troppo complesse, in relazione
alla capacità cognitiva di fargli fronte, venire meno, e indurre, così, la
diminuzione di senso di sé e pertanto dolore.
Quando la percezione di sé cala in misura non tollerabile,
quale conseguenza di ripetute confutazioni di coerenza di significato
personale, inevitabilmente si vive un eccesso d’assenza, ed è proprio tale
conseguente perdita di senso di sé, a far emergere il senso del nulla nonché il
dolore che lo contraddistingue .
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Se ci trovassimo in circostanze ambientali carenti,
che per differenti ragioni non esista la possibilità di soddisfare naturale
bisogno di cibo, inevitabilmente verrebbe meno la propria coerenza organica, il
nostro corpo vivrebbe inevitabilmente l’assenza: la mancanza di sostanze
bio-chimiche essenziali alla vita.
Di risposta il nostro comportamento
disperatamente si mobilizzerebbe al fine di ripristinare i valori di coerenza
organica, altrimenti sarebbe sofferenza.
In ambito psicologico, il disquilibrio tra
il di dentro e il dentro rappresentativo del fuori, minando l’efficienza
psicofisica utile al mantenimento della prioritaria coerenza organica prima e
del proprio senso nel mondo poi, lo stesso è sofferenza.
Metaforicamente immaginate di avere avanti
ai vostri occhi la figura del vostro corpo, il di dentro, la propria coerenza
psicologica, i valori di senso personale, e che davanti ci sia uno specchio, il
dentro rappresentativo del fuori cioè la realtà che percepiamo dall’esperienza
confermante o disconfermante la coerenza, la personale percezione di senso.
La differenza tra questi due aspetti della
stessa realtà è dolore, noi soffriamo in proporzione all’entità percepita di
differenza che registriamo osservandoci allo specchio.
Se l’esperienza ripetutamente confuta il
proprio essere nel mondo, se nell’immagine riflessa rileviamo mancanza di
tessere concettuali di senso personale, l’assenza di queste è dolore, viviamo
il lutto.
Più il rappresentativo del fuori si
discosta dalla coerenza d’immagine di sé più c’è sofferenza, e più è evidente
il senso radicato sull’avere.
La nostra condotta, difatti, è sempre volta
a mantenere l’equilibrio come per l’organico.
Le abilità processuali della mente, le
strategie di problem-solving, il comportamento e in extremis anche la malattia
mentale, hanno proprio il fine di ripristinare le tessere perdute, cioè la
coerenza di sé.
Quando il senso personale si affievolisce,
quando le tessere concettuali mancanti diventano eccessive, la loro assenza si
traduce nel sentimento di vuoto interiore, noi, di fatto, ci siamo di meno, il
nostro essere nel mondo è percepito in misura inferiore, la nostra capacità di
cogliere senso si è inevitabilmente ridotta, la depressione che ne risulta
è conseguente all’assenza, e il vuoto interiore che la caratterizza è proprio
dovuto alla mancanza elevata di tessere concettuali, di significati personali.
Quando la realtà è talmente avversa da
confutare ripetutamente dati di senso personale, risulta che il grande puzzle
dell’immagine di sé è così fortemente amputato, che qualsiasi azione
finalizzata a reintegrarlo è spesso vana, la capacità d’agire nel mondo è
evaporata assieme alle tessere... c’è disorientamento.
L’inefficacia a ristabilire la coerenza
originaria è così forte, da indurre talora a ricorrere alla patologia
psichiatrica pur di reintegrare illusoriamente la propria immagine, talvolta in
casi estremi, proprio inventando di bell’appunto una preconfezionata realtà…
siamo al delirio il cui contenuto è inventato ad oc’ per ripristinare
attraverso esso la coerenza perduta, il senso perduto.
L’ansia e l’angoscia, di fronte al
possibile nulla, apparentemente svaniscono lasciando un distacco, più o meno
marcato, dalla realtà.
La reciprocità con il mondo è fittizia e
artificiosa.
La coerenza è senso di sé percepito, la
scarsa integrazione e differenzazione delle idee che la compongono
comportano una maggiore vulnerabilità alla patologia psichica dalla più
semplice alla più complessa, la sua completa dissoluzione è il nulla!
Mazzani Maurizio
Un onda d'azzurro
Un onda d'azzurro è
passata avanti i miei occhi, l'illusione ha preso spazio nella mia mente.
Il cielo, a
piccoli tratti terzo e ad altri cupo, fuoribondo e ricolmo di folgori, annuncia
il suo essere... percepisco, le emozioni salgono il mio fragile corpo, la mia
mente raccoglie ogni sensazione e, ogni tremolio di vita accende il mio animo
donandomi un flebile senso d'essere.
Un sussulto
scuote il mio corpo... la verità è avanti a me, non posso non vedere, devo
accettare. Eccolo il mondo, sospeso nel vuoto che ruota immerso in un intreccio
di forze, dove il tutto partecipa al gioco universale. Io son sopra che
l'accompagno non posso far nulla, posso solo sentire... questo è ciò che mi è
dato. Vivo i miei limiti illudendomi d'esser libero ma tutto è deciso,
cammino pensando di aver scelto il percorso, ma non mi rendo conto che non
posso scegliere, se non nei limiti conoscitivi a me taciti. L'uomo è"
finito" in quanto è "definito", ciò significa che è proprio tale
definizione che segna i confini del suo capire, e, in tali confini, è dunque
contemplabile tutto ciò che egli possa fare.
Vivo, ma non
so dire nulla sul mio vivere, se non raccontarmi fantastorie che hanno il solo
fine di intorpidirmi l'intelletto, il tutto come una droga che affievolendo il
dolore rende schiavi dell'ignoranza. Non voglio, chiudere gli occhi offuscando
le mie emozioni, volgiamoci dentro, non neghiamo a noi stessi l'opportunità di
ampliare il nostro orizzonte. La piramide della conoscenza non è fuori ma nel
nostro interno, essa illumina magnificando chiunque comprenda che il senso è in
essa, tutto il resto è sollo mistificazione, surrogato di verità... un consumo
continuo autoingannevole che riempie svuotando!
Mazzani
Maurizio
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